Quando si parla di protezione dai fulmini, l’immagine che viene in mente è quella di un’asta metallica sul tetto. In realtà la domanda corretta non è “abbiamo un parafulmine?”, ma “l’edificio ha bisogno di una protezione e di quale tipo?”. A rispondere è una valutazione tecnica del rischio, prevista dalla normativa di buona tecnica e richiamata anche dalle regole sulla sicurezza sul lavoro.
Che cosa dice la norma
La serie di norme CEI EN 62305 (la versione italiana della serie internazionale sulla protezione contro i fulmini) è divisa in quattro parti: principi generali, valutazione del rischio, danno materiale alle strutture e pericolo per le persone, impianti elettrici ed elettronici all’interno delle strutture. Il passaggio chiave è la seconda parte, la CEI EN 62305-2, dedicata proprio alla valutazione del rischio. Il suo principio è semplice: la necessità di una protezione è dettata da un calcolo, e non da un’impressione.
Come si svolge la valutazione
1. Analisi della struttura
Il tecnico raccoglie i dati dell’edificio: dimensioni, destinazione d’uso, ubicazione, presenza di impianti esterni, servizi in ingresso come linee elettriche e telefoniche, tipo di costruzione. Questi elementi concorrono a stabilire quanto la struttura sia esposta e quanto sia grave il danno possibile.
2. Calcolo del rischio
I dati vengono elaborati per stimare il rischio di danni a persone, alla struttura e agli impianti. Il risultato viene confrontato con i valori che la norma considera tollerabili.
3. Scelta delle misure di protezione
Se il rischio supera la soglia tollerabile, la valutazione individua le misure necessarie per ridurlo. Possono riguardare la protezione esterna (captatori, calate e dispersori), la protezione degli impianti elettrici ed elettronici contro le sovratensioni (scaricatori), oppure misure organizzative e di prevenzione. La scelta non è “tutto o niente”: la protezione è proporzionata al rischio.
4. Rischio residuo
Nessuna protezione porta il rischio a zero. Per questo la valutazione si conclude con la determinazione del rischio residuo, cioè quello che resta dopo l’applicazione delle misure e che deve rientrare nei limiti accettabili.
Prima la valutazione, poi la protezione: installare un sistema senza averne verificato la necessità può essere inutile o, al contrario, insufficiente.
Chi deve occuparsene
Nelle aziende la valutazione del rischio fulminazione rientra tra gli obblighi del datore di lavoro, insieme alla valutazione di tutti gli altri rischi: ne trovi traccia nel Documento di Valutazione dei Rischi. Nei condomini la questione è spesso sottovalutata: l’amministratore, in quanto custode delle parti comuni dell’edificio, è tenuto a individuare i possibili fattori di rischio, a prescindere dalla presenza di lavoratori subordinati, e a verificare che impianti, strutture e attrezzature siano protetti con sistemi realizzati secondo le norme di buona tecnica. L’evidenza di questa verifica va riportata nel registro di anagrafe condominiale, in una sezione dedicata alla sicurezza.
Cosa succede dopo la valutazione
La relazione di valutazione è un documento da conservare e aggiornare. Va rivista quando cambiano elementi importanti: ampliamenti dell’edificio, nuovi impianti sul tetto, modifiche agli impianti elettrici, cambi di destinazione d’uso. Se vengono installate protezioni, queste richiedono manutenzione e verifiche nel tempo: un sistema trascurato smette di funzionare senza che nessuno se ne accorga.
Gli impianti di terra e i dispositivi contro le scariche atmosferiche sono inoltre oggetto di verifiche periodiche da parte di organismi abilitati: una buona gestione delle scadenze passa anche dal Portale CIVA INAIL, dove le verifiche vengono registrate.
Un esempio per capire il metodo
Immagina due edifici identici per dimensioni. Il primo sorge in una zona aperta e ospita impianti molto sensibili sul tetto; il secondo è circondato da costruzioni più alte e ha pochi impianti esposti. La valutazione può portare a conclusioni opposte: una protezione completa per il primo, misure più contenute per il secondo. È questo il vantaggio del metodo: ogni decisione ha una motivazione scritta, verificabile e aggiornabile nel tempo, invece di basarsi su abitudini o su preventivi di installazione.
Gli errori più comuni
- Installare un sistema di protezione senza una valutazione preliminare del rischio.
- Non coordinare la protezione esterna con quella degli impianti interni contro le sovratensioni.
- Dimenticare di aggiornare la valutazione dopo modifiche all’edificio.
- Non riportare l’esito della valutazione nei documenti di sicurezza dell’edificio.
- Ritenere sufficiente un’installazione vecchia di decenni senza alcun controllo.
In sintesi
Proteggersi dai fulmini non significa installare un’asta sul tetto, ma ragionare su rischio, misure e rischio residuo secondo un metodo riconosciuto. Per un condominio o per un’azienda, avere una valutazione aggiornata significa essere in grado di dimostrare di aver fatto ciò che le norme di buona tecnica richiedono. Per i dettagli sul servizio, vedi la scheda di valutazione del rischio di fulminazione per condomini oppure scrivici: ti diremo da dove cominciare per il tuo edificio.
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